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Il manifesto dei Valori del Partito
democratico
Noi, i
democratici
Noi, i democratici, amiamo l’Italia. Amiamo la ricca umanità della sua
gente; il suo patrimonio ineguagliabile di storia, arte e cultura;
l’intreccio di splendide città, di magnifici ambienti naturali e
paesaggi che da secoli attrae viaggiatori stranieri. Amiamo il senso
profondo di ospitalità e di solidarietà degli italiani, la loro
attenzione alla qualità della vita, la loro straordinaria capacità di
produrre cose che piacciono al mondo.
Noi democratici abbiamo fiducia nell’Italia. Perché è un paese vitale,
creativo, operoso, pervaso da un diffuso spirito d’intraprendenza. Un
paese che ha contribuito alla prosperità di molte altre nazioni,
attraverso l’intelligenza e la tenacia di tanti nostri concittadini.
E crediamo che l’Italia possa farcela a stare al ritmo di un mondo che
cambia sempre più in fretta. Siamo convinti che saprà mantenere e
migliorare i suoi livelli di vita, se non coltiverà la pretesa illusoria
di serrare la porta o di chiudere gli occhi di fronte alle sfide
globali, se accetterà di affrontarle insieme all’Europa, se riuscirà a
ritrovare slancio, coesione e fiducia.
Ma l’Italia di oggi non è all’altezza delle sue ambizioni e delle sue
possibilità. È un paese bloccato, smarrito, che rischia il declino. Il
senso civico appare inaridito e il rispetto della legalità è troppe
volte umiliato. La classe dirigente è terribilmente invecchiata e quasi
esclusivamente maschile. Le donne sono ancora in larga parte escluse dai
luoghi della rappresentanza politica. I giovani si scontrano con rendite
e privilegi nelle imprese e nelle professioni, nella scuola,
nell’università e nella ricerca, nella politica e nella pubblica
amministrazione. Guardano con preoccupazione al futuro e faticano a
costruirsi una vita autonoma.
Anche per questo, siamo un paese che fa pochi figli. Avvertiamo i segni
di un pessimismo diffuso che riguarda la stessa identità dell’Italia
come nazione. L’Italia rischia di tornare ad essere una «espressione
geografica», divisa al suo interno tra aree forti, integrate in Europa,
ed aree marginali e dipendenti; tra ceti capaci di competere con
successo nel mondo globale e vasti strati sociali in sofferenza, di
nuovo in lotta con la povertà. A sua volta, la politica è frammentata e
rissosa. Si rivela troppo spesso debole nei confronti degli interessi
forti ed incapace di svolgere una funzione nazionale. Piuttosto che
aiutare l’Italia a rimettersi in moto tutta insieme, finisce per
rappresentare o amplificare i particolarismi, attraverso partiti al
tempo stesso troppo fragili e troppo invadenti. Diventa concreto così il
rischio che si affermino leader populisti, e che nella società
prevalgano pulsioni contrarie alla democrazia.
I problemi italiani si collocano d’altro canto in uno scenario più
ampio. La democrazia ha vinto i totalitarismi del secolo scorso, ma deve
oggi far fronte a sfide di prima grandezza. È spesso prigioniera degli
interessi consolidati, più che interprete delle speranze dei deboli.
I partiti faticano un po’ ovunque a promuovere la partecipazione e a
selezionare una classe dirigente credibile, capace di guardare lontano.
Lo sviluppo tecnologico, l’intensificarsi degli scambi e delle
comunicazioni rendono la nostra vita più dinamica e più ricca, ci
rendono più aperti, ci fanno vivere meglio e più a lungo, accrescono la
varietà delle cono- scenze a cui possiamo accedere, consentono a un
numero crescente di persone, soprattutto tra i giovani, di sentirsi e di
essere cittadini del mondo. E cittadini più informati, educati al
dialogo con persone di altre culture, costituiscono una preziosa risorsa
contro i rischi ricorrenti di chiusure e intolleranze. La democrazia
rimane però per lo più relegata nei confini nazionali ed è quindi debole
di fronte a fenomeni di dimensione globale come il drammatico
deterioramento dell’ambiente e del clima, il terrorismo e i conflitti
internazionali, dinamiche demografiche squilibrate, flussi migratori
difficilmente controllabili, grandi disuguaglianze tra diverse aree del
mondo, abusive ingerenze di interessi econo- mici che minano la
sovranità di paesi deboli e ne ostacolano lo sviluppo economico e
civile.
Il XX secolo, insieme a tante straordinarie conquiste, ci ha consegnato
un modello di sviluppo che condanna milioni di persone e intere aree del
pianeta alla povertà e che, se non subirà modifiche radicali, renderà la
terra invivibile. Un modello di sviluppo che compromette la libertà
delle nuove generazioni e su cui dunque la politica deve intervenire. Di
fronte a sfide così impegnative, tutte le tradizionali famiglie
politiche del centrosinistra europeo faticano a trovare, da sole,
risposte adeguate. Solo da una comune ricerca può nascere quel pensiero
nuovo di cui abbiamo bisogno per capire e governare i grandi cambiamenti
nei quali siamo immersi. È per questo che vogliamo costruire un partito
nuovo, di donne e di uomini, che superi definitivamente le barriere
ideologiche che nel secolo scorso hanno diviso le forze riformatrici e
aiuti l’Italia a guardare con fiducia al secolo che è appena iniziato.
Con il Partito democratico intendiamo portare a compimento un percorso
iniziato da più di dieci anni, con la feconda intuizione dell’Ulivo.
Vogliamo anche contribuire a rinnovare la politica europea, dando vita,
con il Pse e le altre componenti riformiste, ad un nuovo vasto campo di
forze, che colmi la carenza di indirizzo politico sulla scena
continentale. E intendiamo concorrere a costruire nel mondo una nuova
alleanza tra tutti quelli che vogliono fare della globalizzazione una
opportunità per molti piuttosto che l’occasione per rafforzare il potere
e la ricchezza di pochi.
Ci riconosciamo nei valori di libertà, uguaglianza, solidarietà, pace,
dignità della persona che ispirano la Costituzione repubblicana e
nell’impegno a farli vivere in Europa e nel mondo. Questi valori
discendono dai molti affluenti della cultura democratica europea. Hanno
le loro radici più profonde nel cristianesimo, nell’illuminismo e nel
loro complesso e sofferto rapporto. Traggono alimento sia dal pensiero
politico liberale, sia da quello socialista, sia da quello cattolico
democratico. Sono maturati nella dialettica tra queste diverse
tradizioni e dal confronto con le sfide proposte dalle culture
ambientalista, dei diritti civili e della libertà femminile, oltre che
nella condanna delle ideologie e dei regimi totalitari del novecento.
Sono anche frutto di una lunga sequenza di conflitti, basati su
appartenenze religiose o di classe, e di tragici errori. Oggi possiamo
considerare alle nostre spalle quei conflitti e quegli errori. Oggi sono
i valori che ci uniscono e gli obiettivi comuni che intendiamo
realizzare a definire la nostra identità politica.
Per questo, oggi, noi, i democratici, possiamo proporre, assieme, un
progetto forte e credibile per rinnovare l’Italia e costruire l’unità
dell’Europa.
L’Italia, una nazione d’Europa
Noi democratici pensiamo l’Italia come una grande nazione d’Europa. Una
comunità culturale e politica fondata sui valori democratici della
Costituzione e sulla capacità di arricchire le proprie radici
nell’incontro e nel dialogo con altre culture e altri popoli. Noi
democratici vogliamo l’unità dell’Europa. Un’Europa politica, dotata di
una sua Costituzione, e non un semplice mercato comune. Un’Europa capace
di promuovere il proprio sviluppo e di valorizzare il proprio modello
sociale. Un’Europa che favorisca l’autogoverno responsabile delle sue
comunità e l’unificazione della sua società civile intorno ai principi
della democrazia, del dialogo culturale, della partecipazione e
dell’inclusione. Un’Europa capace di parlare con una voce sola sulla
scena internazionale e di dare alla imprescindibile solidarietà
transatlantica con gli Stati Uniti d’America un carattere paritario.
Un’Europa impegnata, in primo luogo insieme alle altre grandi
democrazie, nella costruzione di un ordine mondiale fondato su
istituzioni multilaterali. Un’Europa consapevole che ciò è condizione
per combattere efficacemente le povertà, salvaguardare gli equilibri
ambientali sulla linea già espressa con gli accordi di Kyoto, promuovere
la democrazia, i diritti umani e il dialogo tra le culture, rifiutando
la logica dello «scontro di civiltà». Un’Europa potenza civile, che
sappia, anche con una comune politica di difesa, dare il proprio
contributo per garantire e preservare la pace nel mondo e combattere il
terrorismo fondamentalista con la forza e gli strumenti della legalità
internazionale. È interesse nazionale dell’Italia valorizzare, in
Europa, la sua vocazione mediterranea, tanto più a seguito
dell’impetuoso sviluppo dell’Asia. Come principale proiezione
dell’Europa nel Mediterraneo, l’Italia può svolgere una funzione
politica, economica e culturale di primaria importanza, ed affrontare in
forme nuove e più efficaci lo storico squilibrio tra il Nord del Paese e
il
nostro Mezzogiorno.
Noi vogliamo che l’Europa, in particolare grazie all’Italia, operi per
trasformare il Mediterraneo da epicentro dei conflitti mondiali a luogo
privilegiato del dialogo e della collaborazione tra popoli, culture,
religioni, impegnandosi in primo luogo per garantire la sicurezza di
Israele e il diritto dei palestinesi ad uno stato pacifico e
democratico, per favorire l’ingresso della Turchia nell’Unione europea,
per la stabilizzazione dei Balcani e la loro piena inclusione nella casa
comune europea. Noi vogliamo un’Italia più libera, più giusta e più
prospera. Per questo intendiamo partecipare allo sviluppo del modello
sociale europeo, rilanciandone i due principi ispiratori di fondo: la
valorizzazione dell’iniziativa, dei talenti e dei meriti; la promozione
di un tessuto sociale solidale, attento al benessere di tutti, in cui
nessuno si perda o resti indietro. Vogliamo investire nella produzione e
nella diffusione delle conoscenze. Vogliamo un’Italia più capace di fare
sistema, di darsi obiettivi condivisi e perseguire un disegno comune. E
pensiamo che sia necessario un profondo cambiamento del nostro sistema
produttivo, sia incentivando l’innovazione e la crescita delle imprese,
sia valorizzando i talenti custoditi nelle pieghe del nostro variegato
territorio, nel fitto tessuto delle comunità locali che da sempre
alimentano la nascita di nuove imprese e la nostra grande tradizione
artigianale.
Dobbiamo coltivare il capitale umano, il senso civico e la coesione
sociale, senza i quali i nostri distretti industriali non sarebbero mai
decollati e la vocazione turistica di tanta parte del nostro paese
verrebbe sprecata. Noi vogliamo un’Italia più unita, più omogenea sul
piano economico e sociale. Per questo mettiamo al centro della nostra
azione il Mezzogiorno. Dobbiamo assolutamente cogliere, come nazione,
l’opportunità di farne il principale raccordo che, attraverso il
Mediterraneo, unisca l’Europa e l’Asia. In questo quadro, la
predisposizione di adeguate piattaforme logistiche, infrastrutture di
comunicazione e reti telematiche, è fondamentale per attrarre
stabilmente capitali e iniziative imprenditoriali. A questo fine
vogliamo chiamare a raccolta tutte le migliori energie della nazione,
per un progetto che richiede ingenti risorse economiche, ma soprattutto
un impegno straordinario per riformare profondamente il settore
pubblico, per combattere inefficienze, favoritismi, corruzione e mettere
in moto le grandi riserve di ingegno di cui il Mezzogiorno è ricco.
Noi democratici vogliamo che l’Italia dia ad ogni persona uguali
opportunità di affermarsi grazie alle proprie capacità, alla creatività,
al merito. Vogliamo un paese che premi le persone in base al loro lavoro
e alla loro capacità di creare opportunità di lavoro per altri, più che
in base alle eredità e alle rendite. La competenza, l’operosità,
l’ingegno, la fatica, la capacità di creare imprese com- petitive devono
essere concretamente riconosciute e apprezzate, in tutti i campi e ad
ogni livello. Per questo combattiamo le rendite corporative, la
gerontocrazia, il nepotismo, che bloccano l’innovazione, ritardano
l’assunzione di responsabilità da parte dei giovani, mortificano e
sprecano i migliori talenti del nostro paese. Per questo ci battiamo
perché si affermi il principio di responsabilità, in base al quale il
primario ospedaliero incapace, il dirigente pubblico inefficiente,
l'imprenditore che non è in grado di stare correttamente sul mercato, il
lavoratore dipendente inoperoso, devono essere adeguatamente sanzionati
e fare un passo indietro, a vantaggio di persone più meritevoli e
capaci.
Per questo non smetteremo mai di indignarci di fronte alla pervicace
mancanza di fiducia nella capacità di pensiero e di progetto delle
donne, avvertibile in tutti i settori della società, dal lavoro alla
vita privata. Su questo tema colpisce la distanza culturale che ci
separa dagli altri paesi europei. Una società che si dica civile deve
mutare a fondo l’atteggiamento culturale verso la donna, attuando una
rappresentazione mediatica meno arretrata, stereotipata e
discriminatoria, attraverso iniziative di formazione, codici
deontologici e leggi. Per questo ci impegniamo a dare valore alle
differenze, a realizzare compiutamente le pari opportunità, rendendo
effettivo quanto finora è rimasto troppo spesso scritto sulla carta.
Noi democratici siamo convinti che l’Italia abbia bisogno di una cura
straordinaria di concorrenza nei mercati e di efficienza nel settore
pubblico. Una cura necessaria sia per liberare le energie che servono a
rilanciare lo sviluppo, sia per promuovere un maggior riconoscimento del
merito, una più forte mobilità sociale, una più avanzata uguaglianza
delle opportunità. Più concorrenza, anzitutto.
Le imprese non devono essere assistite, protette o guidate, ciò che le
deresponsabilizza e le espone a rapporti opachi con la politica. Hanno
bisogno di buoni servizi, di energia a costi ragionevoli, di un carico
fiscale non superiore a quello degli altri paesi europei, di reti
infrastrutturali moderne, siano esse pubbliche o private. E di sanzioni
efficaci in caso di abuso di posizione dominante o di altri
comportamenti illeciti.
L’Italia ha anche bisogno di una pubblica amministrazione più
efficiente, che produca da un lato migliori servizi per le imprese e
renda effettivi i diritti dei cittadini, specie di quelli con minori
risorse e capacità di relazione; dall’altro consenta di recuperare le
grandi capacità di lavoro esistenti nel settore pubblico, oggi
mortificate dalle intrusioni della politica, dal mancato riconoscimento
dei meriti, dall’assenza di sanzioni per chi non si impegna.
Ma vogliamo anche che il nostro diventi un Paese più giusto, in cui il
benessere sia diffuso. Siamo convinti che senza coesione non c’è
sviluppo. Per questo non smetteremo mai di lottare per l’uguaglianza,
contro la povertà e l’emarginazione. Per noi ogni persona ha diritto ad
una buona formazione, alle cure migliori, ad un reddito adeguato. Per
noi il lavoro è il cardine di una vita attiva e autonoma, strumento di
realizzazione e di liberazione dal bisogno. Pensiamo ai lavori al
plurale, a quello nella produzione e nei servizi, al lavoro di cura e a
quello volontario; al lavoro che assorbe, che manca, che si perde e
diventa troppo spesso dramma umano e fa miliare. L’impegno per una piena
e buona occupazione è un cardine della nostra azione. Riteniamo
importante promuovere tutti i lavori, anche nelle forme nuove,
flessibili e autonome; ma vogliamo che la flessibilità non sia pagata
con la precarietà e con le intollerabili insicurezze di oggi. Vogliamo
tagliare le con- venienze al lavoro nero e sommerso, che produce
sfruttamento e favorisce la piaga intollerabile delle «morti bianche».
Vogliamo che le tutele non riguardino più solo il posto di lavoro, ma
anche la capacità dei lavoratori di stare sul mercato. Non accettiamo
che maternità, cura della malattia, studio e riqualificazione siano
visti come incidenti deprecabili e non come benefici per la società
intera.
Per questo assegniamo un ruolo centrale alla formazione di qualità lungo
l’intero arco della vita e intendiamo legare i redditi di disoccupazione
allo svolgimento di attività formative e alla disponibilità al lavoro.
Alla questione salariale che è aperta nel nostro paese, vogliamo
ricercare risposte che premino il merito e la fatica. Vogliamo
democrazia nei luoghi di lavoro, corrette relazioni sindacali,
partecipazione attiva delle lavoratrici e dei lavoratori.
Noi democratici vogliamo rifondare il nostro stato sociale, che tende a
offrire tutele solamente a chi ha o ha avuto un lavoro stabile lasciando
gli altri indifesi, in primo luogo i giovani e le donne.
Vogliamo ridisegnarlo in funzione del lavoro, delle giovani generazioni
e della mobilità sociale. Vogliamo uno stato sociale universalistico,
quanto alla platea dei destinatari; selettivo, in base ai bisogni, nelle
prestazioni; equo, in base ai redditi familiari, nella contribuzione.
Proponiamo un modello attivo di stato sociale che non si limiti a
proteggere dai rischi ma stimoli la crescita delle opportunità personali
e sociali attraverso servizi di qualità e integrati sul territorio. In
particolare, dobbiamo colmare storiche carenze nei servizi per
l’infanzia, i disabili e gli anziani non autosufficienti.
Sappiamo che la prosperità dell’Europa, e dell’Italia in particolare,
dipenderanno dalla nostra capacità di sviluppare conoscenze evolute ed
idee creative, di puntare sull’innovazione e la qualità dei nostri
prodotti, valorizzando al meglio la straordinaria sedimentazione di
competenze, gusto, cultura che proviene dall’ambiente in cui viviamo e
dalla nostra storia. Secondo noi si deve quindi investire di più
nell’istruzione, nella ricerca e nell’arte, sapendo che la cultura è
elemento costitutivo della civiltà europea e non uno mero strumento per
la produzione.
Vogliamo assicurare un futuro alla cultura italiana favorendo la piena
internazionalizzazione della nostra comunità scientifica, spesso segnata
da eccessivo provincialismo. Vogliamo rafforzare e sviluppare un forte
sistema pubblico di Università e centri di ricerca di eccellenza,
affermando il principio dell’autonomia, della competizione tra le
strutture sulla base di una valutazione rigorosa dei risultati, del
rinnovamento generazionale su basi meritocratiche del corpo docente.
Crediamo in una scuola inclusiva, sempre più integrata in un sistema
europeo della formazione, che garantisca effettivamente le pari
opportunità, che valorizzi le differenze e che contribuisca a costruire
un’etica pubblica condivisa intorno ai principi della Costituzione.
È nella scuola che si innestano le radici della cultura democratica e
civile indispensabile ad una convivenza sempre più multiculturale. Anche
con la scuola si previene il teppismo, la violenza e il razzismo. Per
questo vogliamo restituire prestigio agli insegnanti. Vogliamo sostenere
un sistema scolastico pubblico integrato (statale e non statale) che
garantisca una elevata soglia di qualità ai percorsi formativi ed
escluda i diplomifici.
Nel campo dell’istruzione superiore vogliamo dare un sostegno effettivo
ai «capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi», di cui parla la
Costituzione, perché possano studiare in centri di eccellenza di livello
internazionale ed acquisire quella cultura cosmopolita che serve alla
classe dirigente di un grande paese come l’Italia.
Vogliamo rilanciare l’industria culturale e della comunicazione
italiana, essendo consapevoli che i media oggi costituiscono un settore
strategico sia come veicolo di informazione e cultura sia come
opportunità di lavoro altamente qualificato.
Questo settore nel nostro Paese è oggi più di altri ingessato a causa di
una limitata concorrenza, ed in particolare a causa del carattere
oligopolistico del mercato pubblicitario e televisivo che va a nostro
avviso superato.
Non possiamo limitarci ad acquistare contenuti se non vogliamo
condannarci da un lato alla subalternità culturale e dall’altro a stare
fuori da una delle più importanti industrie globali. Il cinema italiano
è stato tra i protagonisti della cultura del Novecento. È noto che il
«racconto» è il cuore dell’identità culturale di un Paese e noi vogliamo
che sopravviva e si diffonda. È importante, oltre che economicamente
strategico, restituirgli il suo ruolo nella cultura internazionale. A
questo fine, non pensiamo a pratiche protezionistiche quanto ad
incentivi per le coproduzioni europee che siano in grado di stare sul
mercato mondiale. Vogliamo che la musica, il teatro e le altre forme di
espressione artistica siano parte integrante della formazione culturale
e abbiano quindi l’attenzione e il sostegno necessari. Vogliamo reagire
allo scadimento della proposta televisiva puntando sulla qualità dei
contenuti e l’obiettività dell’informazione, a cominciare dal servizio
radiotelevisivo pubblico.
Vogliamo un giornalismo della carta stampata libero da condizionamenti e
interessi di impresa estranei all’attività editoriale. Vogliamo
promuovere la libera circolazione dei prodotti dell’ingegno, anche
attraverso le nuove forme di scambio rese possibili dalle tecnologie
informatiche, se prive di fini di lucro, che consideriamo un
fondamentale fattore di libertà, di eguaglianza e di diffusione della
conoscenza.
Nel progettare l’Italia di domani, non possiamo peraltro dimenticare che
essa viene ogni giorno resa migliore dallo spirito di sacrificio di
milioni di immigrati. Noi crediamo che siano necessari un sistema di
programmazione degli ingressi realistico, ed una politica repressiva
efficace per contrastare l’immigrazione illegale, per reprimere i
trafficanti e gli sfruttatori, per punire chi si arricchisce con il
lavoro nero. Ma vogliamo anche una politica dell’accoglienza che
garantisca i diritti dei lavoratori stranieri e che, facendo questo,
tuteli nei fatti anche i lavoratori italiani. Vogliamo norme e procedure
chiare che consentano agli immigrati onesti di dormire tranquilli, di
essere rispettati e fare progetti per la loro vita.
Diciamo chiaramente che lo straniero che condivide i valori della nostra
Costituzione, che è inserito nel nostro paese e contribuisce alla nostra
vita sociale deve avere la possibilità, se lo desidera, di diventare
italiano. Diciamo chiaramente che le centinaia di migliaia di bambini
stranieri nati in Italia, che frequentano le stesse scuole, parlano la
stessa lingua e nutrono gli stessi sogni dei nostri figli sono italiani
a tutti gli effetti e come tali devono essere riconosciuti di diritto.
Diciamo chiaramente che i talenti di questi bambini non devono andare
sprecati, a loro spettano le stesse opportunità di qualsiasi altro
bambino italiano.
L’Italia deve irrobustire la cultura e la pratica della legalità. Per
questo vogliamo una magistratura responsabile e indipendente, secondo i
principi della Costituzione, e una giustizia efficiente, capace di
assicurare l’attuazione del diritto in tempi ragionevoli. L’Italia deve
liberarsi dalla mafia e dalle forme deviate di esercizio del potere
politico e burocratico, che hanno costituito in alcune aree del Paese
vere e proprie «strutture di dipendenza», e tengono soggiogata la
società civile, distorcendo i rapporti tra cittadini e istituzioni.
Vogliamo uno Stato impegnato a difendere i cittadini da tutte le forme
di criminalità, anche quelle che sembrano meno gravi, ma colpiscono
duramente la libertà e la sicurezza di tante persone, soprattutto le più
deboli. Per questo siamo profondamente grati a chi opera nelle forze
dell’ordine con professionalità, senso delle istituzioni e spirito di
sacrificio.
Contro la prepotenza degli interessi particolari, più forte quando le
istituzioni sono deboli, vogliamo preservare l’autorevolezza dei poteri
pubblici e la loro effettiva capacità di esprimere una efficace funzione
redistributiva e regolatrice. D’altro canto non riteniamo che
l’intervento pubblico debba essere necessaria- mente affidato ad
istituzioni statali e siamo convinti dell’importanza della
sussidiarietà. Pensiamo che in molti settori, dalla formazione
professionale all’istruzione, dalle politiche sociali alla promozione
dello sviluppo economico, alla tutela del nostro patrimonio
storico-culturale e ambientale, l’intervento pubblico, debba valorizzare
la voce e il ruolo delle comunità locali, delle imprese, delle
associazioni economiche, del volontariato e delle famiglie.
Per rafforzare la democrazia abbiamo bisogno di istituzioni adeguate, ma
anche di classi dirigenti responsabili, così come di una concezione
matura della cittadinanza, alimentata dalla consapevolezza da parte di
ciascuno dei propri diritti e dei propri doveri, da un rinnovato senso
dello stato, da una chiara, diffusa responsabilità per il bene comune,
da una più solida etica pubblica, da un sincero patriottismo
costituzionale.
Noi democratici riconosciamo il fondamentale valore della Costituzione
come patrimonio comune di tutto il Paese, che il referendum del giugno
2006 ha contribuito a radicare nella coscienza degli italiani. Per
rendere le nostre istituzioni democratiche più solide secondo noi è
necessario completare la riforma federale dello Stato, attuandone gli
aspetti più innovativi, tra cui il federalismo fiscale, e correggendo le
disposizioni che si sono rivelate portatrici di conflitti e di
incertezze.
Abbiamo bisogno di governi stabili e autorevoli, così come abbiamo
bisogno di un Parlamento formato da un numero di componenti più ridotto
e più efficiente nelle modalità di lavoro, più rappresentativo non solo
dei territori ma anche dei generi. Noi pensiamo ad una Camera titolare
dell’indirizzo politico e della funzione legislativa. E ad un Senato che
costituisca la sede di rapporti collaborativi tra lo Stato e gli altri
soggetti istituzionali che compongono la Repubblica, che concorra
paritariamente all’approvazione delle modifiche alla Costi- tuzione e
che abbia il potere di richiamo delle leggi approvate dalla Camera, con
la funzione di suggerire correzioni e miglioramenti.
Vogliamo una legge elettorale per il Parlamento nazionale che stabilisca
un chiaro rapporto fra l’eletto, il territorio e gli elettori, contrasti
la frammentazione partitica e favorisca l’evoluzione del sistema
politico italiano verso una compiuta democrazia dell’alternanza. E
pensiamo che alle stesse finalità si debbano ispirare tutte le norme che
incidono sulla rappresentanza, come i regolamenti parlamentari o la
legislazione sul finanziamento della politica.
Al centro del nostro impegno politico non c’è una astratta ideologia ma
ci sono le persone, le loro necessità materiali, intellettuali e
spirituali, la loro naturale aspirazione al benessere e alla libertà, i
loro diritti. Non ci piacciono invece la cultura, la mentalità e le
politiche che puntano solo al vantaggio egoistico e all’arricchimento
individuale. I progetti dei singoli, nella società che vogliamo, sono
progetti di persone aperte agli altri, che affermano diritti ma anche
ricono- scono doveri. La società che vogliamo riconosce il valore e
coltiva l’etica del lavoro, attraverso cui le persone mettono alla prova
la loro responsabilità e i loro talenti.
È una società intessuta da un denso reticolo di associazioni no profit e
di volontariato. La società che vogliamo riconosce il valore e favorisce
la formazione della famiglia, dentro cui le persone mettono alla prova
la solidarietà e il reciproco rispetto tra i generi e le generazioni.
Abbiamo d’altro canto ben chiari i limiti della politica, non crediamo
nella onnipotenza dello Stato, difendiamo la sua laicità, abbiamo a
cuore la difesa dei diritti civili e lottiamo contro tutte le
discriminazioni. Secondo noi la politica e la legge devono intervenire
con cautela sui temi che hanno a che fare con la scienza e la tecnica in
riferimento alla vita umana, al suo inizio, alla sua fine e alla sua
riproduzione.
Si tratta di questioni che vanno acquisendo una rilevanza centrale nel
dibattito pubblico, perché sollevano inediti e radicali interrogativi di
natura etica, che sfidano l’intelligenza e la coscienza. Noi riteniamo
che solo il dialogo tra diverse visioni religiose, etiche e culturali
può portare a soluzioni normative ragionevoli e condivise, rispettose
del criterio irrinunciabile della di- gnità della persona umana e capaci
di far incontrare il valore della libertà di ri- cerca e di scelta col
principio per cui non tutto ciò che è tecnicamente possibile è
moralmente lecito.
Noi concepiamo la laicità non come un'ideologia antireligiosa e neppure
come il luogo di una presunta e illusoria neutralità, ma come rispetto e
valorizzazione del pluralismo degli orientamenti culturali e dei
convincimenti morali, come ri conoscimento della piena cittadinanza –
dunque della rilevanza nella sfera pubblica, non solo privata – delle
religioni. Le energie morali che scaturiscono dall’esperienza religiosa,
quando riconoscono il valore del pluralismo, secondo noi rappresentano
infatti un elemento vitale della democrazia.
E la laicità dello Stato, così come sancita dalla Costituzione, è
garanzia che ogni persona sia rispettata nelle sue convinzioni più
profonde e al tempo stesso si possa piena- mente integrare nella
comunità nazionale.
In questo quadro, riteniamo che i rapporti fra lo Stato e la Chiesa
cattolica siano stati validamente definiti dalla Costituzione e che ogni
sviluppo di quei rapporti debba muoversi nel solco fis- sato dalla
stessa Carta costituzionale.
L’Ulivo, il nostro partito
Per dare corpo a questo progetto serve un partito nuovo, un grande
Partito democratico, che rinnovi la politica italiana, il suo costume, i
suoi comportamenti. Un partito che aiuti la società italiana a trovare
una sintesi, ad andare oltre i localismi e le chiusure corporative che
impoveriscono il nostro presente e mettono a repentaglio il nostro
futuro.
Serve un grande partito democratico che dia all’Italia governi stabili e
un forte impulso riformatore. Per oltre un decennio questo progetto è
stato coltivato all’ombra di un sentimento che ci accomuna e di un
simbolo che ci rappresenta: l’Ulivo, il simbolo del nostro radicamento
nella società italiana e della solidità dei nostri valori, dell’orgoglio
di un’Italia operosa, del suo buon vivere, di un’Italia nazione d’Europa
nel cuore del Mediterraneo, della nostra aspirazione alla fratellanza e
alla pace.
Sottoscrivendo questo manifesto ci impegniamo a lavorare con piena
convinzione, determinazione e lealtà per fare, a tutti gli effetti,
entro la fine del 2008, dell’Ulivo il Partito dei democratici, il nostro
partito.
Sottoscrivendo questo manifesto, ce ne sentiamo e ne siamo già parte.
Sottoscrivere questo manifesto e versare una quota minima, saranno
condizioni per partecipare, sulla base del principio «una testa un
voto», alla formazione degli organi costituenti, secondo le regole
definite in modo consensuale dal coordinamento dell’Ulivo. Ci impegniamo
a lavorare con passione per costruire un partito di popolo, radicato e
diffuso sul territorio, capace di rendere partecipati e condivisi i
processi di riforma. Un partito che riconosca e rispetti il pluralismo
delle organizzazioni sociali, che riconosca e rispetti la distinzione
tra la sfera dell’intrapresa economica privata e la sfera dell’azione
politica. Un partito che riconosca e rispetti il pluralismo delle
posizioni che maturano al suo interno ma che rimanga sempre capace di
identificare una linea programmatica comune e di portarla avanti in
maniera coesa e coerente nelle istituzioni. Ci impegniamo a costruire un
partito che, sin dalla sua fase fondativa, sia aperto alla
partecipazione di una larga platea di cittadini, ed affidi al loro voto,
diretto e segreto, la scelta della leadership.
Un partito capace di parlare al paese con una voce autorevole, che
proponga il suo leader alla guida del Governo della nazione, un partito
che affidi al metodo delle primarie la scelta delle candidature alle
massime cariche di governo nelle Regioni e negli Enti locali.
Ci impegniamo a costruire un partito a rete, che preveda molteplici
opportunità di adesione e di impegno, che assuma le differenze di
genere, di ispirazione culturale, di interesse sociale e professionale.
Un partito organizzato su base federale, che preveda una ampia autonomia
regionale e territoriale. Per noi, i democratici, la politica è prima di
tutto servizio, è una nobile forma di amore per il prossimo e per il
nostro paese. Per questo vogliamo riscattarne il valore, difendendolo
dalle degenerazioni affaristiche, dalle manipolazioni delle procedure
democratiche, dalle oligarchie inamovibili, restituendo fiducia alle
tante persone che sono disposte a impegnarsi per passione civile, in
forma volontaria e a proprie spese.
Sappiamo che la politica, soprattutto quando implica l’assunzione di
responsabilità istituzionali, richiede straordinarie doti di dedizione,
talento e competenza. Attitudini che in larga misura maturano nella
società e che, dentro un grande partito democratico, devono essere
coltivate attraverso l’esperienza, la formazione e la ricerca. Al tempo
stesso sappiamo che la politica può essere o apparire, per chi la
pratica, fonte di privilegi personali inaccettabili, e può conferire
posizioni di potere che si auto-perpetuano.
Noi crediamo quindi che, quando l’attività politica si svolge nelle
istituzioni, deve poter godere del massimo rispetto ma deve anche essere
sottoposta a stringenti forme di rendiconto, oltre che ad un periodico
ricambio. Per questo nel nostro partito la partecipazione alla vita
interna, l’assunzione delle candidature e degli incarichi, così come le
nomine di competenza politica in enti ed istituzioni pubbliche, saranno
regolate da un rigoroso codice deontologico e da norme statutarie che,
ad ogni livello organizzativo e in ogni ambito istituzionale,
stabiliscano un limite al rinnovo dei mandati. Il Partito democratico fa
propria la norma antidiscriminatoria sulla rappresentanza minima del 40%
per ciascuno dei due generi.
Siamo ben consapevoli che dando vita al Partito democratico realizziamo
un cambiamento di portata storica.
Con la trasformazione dell’Ulivo in un partito superiamo definitivamente
la prima lunga stagione della vita repubblicana e creiamo un soggetto
destinato a segnare il profilo della politica italiana ed eu- ropea nel
secolo che è appena iniziato. Abbattiamo definitivamente i muri
ideologici del novecento e cominciamo a costruire ponti, tra culture
politiche e setto ri della società italiana, tra i generi e le
generazioni. Apriamo strade nuove per il futuro del nostro Paese.
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